Severino Boezio
Ausilia Giordano
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Non sempre alle virtù il successo arride
e certo Cicerone ne dà la retta nota.
La Sapienza, tua dolce Dama,
nella tua dolente sorte
a te porge legittimo conforto.
Sai tu, o pregevol Severino,
chi fu
a difender Cicerone a spada tratta
nel tendere triste il capo
alla cruenza dell’oltraggio?
Nessuno fu.
E Cassiodoro, nel tempo tuo coevo,
che pur gridar apprezzerebbe
a risvegliar l’Aquila Dormiente,
ne porge stimolo
nel protrarre con audacia la lotta
per fondere in unità il Goto col Romano,
ponderando le forti radici di Pace
innestar le vorrebbe nelle vene delle genti,
nel clamore dei pensieri
e nel centro degli umani cuori.
E se poco e nulla ti diletta
della gotica genia l’ardua irruenza
del lor tumultuoso agire,
nota che Cassiodor clemente,
con misura e cautela l’impulso ne rallenta,
nell’offrire e promuover fratellanza
tra romana cristallizzata gentilizia
e il goto mosso da accesa tracotanza.
Cassiodoro osò scrutare
che era giunto il manifesto tempo
di dar meditazione
a ciò che le vestigia può nobilitare:
tender la mano al fratello
che dal nord deciso gli perviene,
procedendo insieme verso la speranza.
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