Vampiri
Peppe Cassese
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Non ho che graffi vivi e assai profondi
scarnificati cuore viso e pelle
e tu mi parli ancora delle stelle
credendo che il mio cielo le fecondi.
Non ho che il fuoco dei miei giorni immondi
bruciati sull’altare al dio ribelle
tra il vento imbonitore e le procelle
bufere della vita e degli affondi.
E tu mi inviti ancora a quest’inferno
tra le premesse e i soliti sospiri
a dare voce e volto al cielo eterno
ed io che sono stanco dei raggiri
preparo il manto bianco dell’inverno
per non offrirmi al morso dei vampiri.
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Peppe Cassese
Commenti (1)
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G
Giuseppe La Marca29 ottobre 2016
I vampiri esistono eccome ma non succhiano sangue. Ottima poesia
