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Impressioni 27 novembre 2016 · lettura 2 min · 1565 letture

Aversa

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Più di una volta mi ritorni in mente tu, antica capitale di Contea, adagiata in pianura equidistante dalle colline e da quel mare che, volendo, nella Francia ci conduce, in quella Francia da cui voi, Normanni, discendeste un migliaio di anni fa, per portare nel Sud la nuova linfa, destinata a correggere, a emendare i difetti di stirpe che una volta s’era data da far per conquistare quasi l’intero mondo conosciuto, ma che poi indebolita s’era alquanto, com’è nella natura delle cose. Aversa, da bambino m’incutevi un poco di timore per il tuo manicomio nel quale, si diceva, andava ogni tanto a soggiornare quel vicino di casa cui la guerra aveva danneggiato un po’ la mente. In tavola giungesti poi, con bianche morbide mozzarelle che le bufale ancora sane ben ci regalavano, contente della loro vocazione. E da giovane, dopo, con l’asprino aggiungesti sapore unico e nuovo al vino bianco, tramite il vitigno tipico solo delle terre tue. Ma sei molto di più, e chi s’addentra nel dedalo dei vichi circolari delle atmosfere ancora medievali può respirare, nobili ed anguste, riscattate dal corso, dove spira aria più aperta e un poco profumata dalle graziose tue pasticcerie. L’arco di Porta Napoli c’invita a penetrare dentro i tuoi segreti, a scoprire i capricci della storia, che ha reso solamente cittadine luoghi che degli eventi un po’ diversi avrebbero mutato in capoluoghi almeno, con le frotte dei turisti. Ora sei circondata, degna Aversa, dagli antichi casali, che mutato hanno vecchia funzione di servirti in un’indipendenza assai ribelle, contraria a tante norme, a molte leggi. Ma combatti ugualmente, come un cuore un po’ malato che non si rassegna alle membra che male gli obbediscono, che si riposa suo malgrado e sogna il ritorno a splendore del passato.
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Aversa, a 15 km. a nord di Napoli e a 20 a sud- ovest di Caserta, meriterebbe una visita da parte di quei turisti che vanno nella capitale del Sud o nella città della Reggia. Avamposto, poco dopo l’anno mille, della presenza normanna in Italia meridionale (senza Aversa chissà se ci sarebbero stati i famosi Normanni di Sicilia...), la cittadina (ora, purtroppo, insidiata dalla "Mafia dei Casalesi" cui accenno nelle ultime due strofe) veniva da me piacevolmente percorsa in bicicletta da adolescente, e poi talvolta frequentata con amici. Nel 2030 ricorrerà il millenario della sua fondazione.

A
L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (2)

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Giuseppe Vullo27 novembre 2016

Naturalmente con questa interessante e storica composizione poetica, mi solleva delle risonanze personali ed assonanze e similitudini con la città normanna di Panormo. Dice bene l'autore che il regno normanno della famiglia Altavilla iniziò nel sud Italia, con la contea di Aversa. Poi dimenticata la storia, i turisti si tengono ben lontani da questa bella cittadina perché oggi è conosciuta più per la camorra che per la storia. Una similitudine, fatte le giuste proporzioni, con la città normanna di Palermo. Complimenti all'autore per il suo exursus storico poetico, della città di Aversa. Saluti.

Antonio Guarracino27 novembre 2016

Conosco Aversa perché avendo dei parenti mi ci sono recato spesso. Devo dire che la descrizione storica ed ambientale è puntuale così come il riferimento ai prodotti tipici locali. C'è anche una evidente nostalgia di questo luogo. Ricordo ancora come il dialetto aversano sia differente da quello acerrano. Infine usando una espressione che sta andando molto di moda dico: "Chapeau! "