Il 21 dicembre
mi chiamano Inverno
ma Inferno non sono
perché il Natale porto per dono
di bianco vestito non amo il frastuono
amo svegliarmi un po’ tardino
e addormentarmi un po’ prestino
mi piace avere brillante il cielo
e fare sculture fino al disgelo
dono il sonno alla marmotta
perfino al ghiro chiudo la porta
regalo pelliccia al volpacchiotto
e tante penne all’aquilotto
bianca coperta regalo al grano
perché possa venir bello e sano
riempio le tasche delle sorgenti
per dissetare uomini e genti
a metà marzo faccio i bagagli
per trasferirmi tra i serpenti a sonagli
ci rivediamo tra nove mesi
speriamo tutti più buoni e distesi
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