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Poesia 23 dicembre 2016 · lettura 2 min · 1839 letture

Venticinque dicembre

Saverio Chiti 2049 poesie pubblicate
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Nacqui ch’era quasi fine dicembre di un anno che fu inizio, e mai fine... Venni alla luce laddove il confine tra la povertà e la disperazione era solo un’effimera lama di luce, e mentre per la mamma non ci fu compassione mai mancarono le preghiere del babbo dall’alto del suo prostrarsi, finché finalmente l’antro di una stalla con un bue e un asinello, ebbe in dono. Tanta fu per noi la compagnia degli animali quanto lo fu il biasimo per gli stolti uomini. Nacqui quella notte buia, illuminata solo da una stella ch’era vera luce e un biancheggiare di fiocchi di neve, a coprire le aride zolle. Mai però fu d’immensità a nessun preclusa quella notte di meraviglia, poiché laddove nasceva un bimbo, or viveva una famiglia. Tutto era deciso, così come il viandante gregge che d’amore si mosse ad accompagnare quella splendente stella come fosse guida verso la meta poco distante, giusto incontro d’anime disperse dal ventoso oblio ma d’acqua di vita, dissetante fontanella. Nacqui ch’era quasi fine dicembre e da allora tutto si ripete come in cantico di vita che mai verrà meno all’iniquo e all’onesto, al ricco occulto e al povero manifesto perché nessuno sarà escluso dal mio essere figlio e Messia per chi in me ancora crede e la salvezza vede attraverso la nascita di un misero bimbo dentro una grotta spoglia.
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a tutti voi...

L'autore
Saverio Chiti

“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad

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