Lo scatolone
De sopra ar parchettone
ce sta ‘no scatolone;
è de cartone, è a fiori
ce so l’ impicci de tanti colori.
Spizzico e l’opro piano,
me tremano le mano,
er petto me s’affanna,
er core me diventa ‘na capanna.
C’è sempre mamma in mezzo a tante cose,
senza valore ma pe’ me prezziose:
c’è ‘na collana co le perle nere,
un majoncino nero aricamato,
er rosario e un messale un po’ scassato
le foto de mi’ padre ne le guere.
Da ‘n occhio mo me scenne un lacrimone.
Eh sì! Perché m’ha fatto un sorisetto
come che quanno me metteva a letto.
E me parla: "Fija bella amore mio,
te faccio ‘na carezza,
rimani sempre piena de dorcezza.
Sai, qua c’è la pace; ce sta solo Dio,
però te penzo. Er mio è amore vero,
quello dell’artri vale guasi zero."
Nun parla più. Che, stavo nell’incanto?
Era ‘n inzogno: sta ar camposanto!
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L'autore
Franca Canfora
Difficile parlare di me, dirvi chi sono con poche parole. Franca in fondo è solo una semplice sognatrice, per la quale la poesia è passione, voglia di raccontare emozioni, gioie, dolori, ma anche cura dell’anima. Per questo lascio aperta la porta del cuore, lasciando che a parlare sia proprio lui, il centro del mio mon
Commenti (1)
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Berta Biagini13 gennaio 2017
Sembra quasi che l’autrice abbia voluto scrivendo in dialetto, nascondere il dolore che ancora è vivo nel suo cuore, ma la volontà di capire è più forte sapendo di non perdere del tempo. Le poesie della poetessa hanno sempre qualcosa di speciale, una vera calamita qualunque sia il soggetto che scorre tra le righe.
