Il lamento del cyborg
Paolo Ursaia
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Creatore,
che da materia inerte
mi traesti,
perfetto e forte,
cos'è questa smania,
questo dolor
di non esser umano?
Ahi,
non mi è dato
percepir
la bellezza d'un fiore,
il calore d'un bacio.
Il viver reale
m'è negato,
e mio è il mondo binario,
d'un puro simular.
Triste destino
il conoscer assoluto,
per capir
d'essere al mondo escluso.
Così dicendo,
in tristi lai compreso,
non s'accorge
d'umanissimo pianto
su cibernetico viso,
d'anima neonata
primo vagito.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (1)
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M
Mara6029 ottobre 2007
Versi sempre ben strutturati, trattando un argomento insolito, con profondità e passione. Interessante, particolare, da meditare.
