Pasquino
Paolo Ursaia
1236 poesie pubblicate
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Da cinque secoli,
te ne stai appiccicato
a n’angolo
de Palazzo Braschi,
a guarda’ er monno,
a commenta’
co du parole
li fatti e le ragioni.
Mo, te stai zitto,
puro te.
Avrai capito
Che chi ppiù strilla,
c’ha ppiù ragione;
che c’è chi piscia a letto,
e dice che c’ha sudato,
perché chi nun sa ffinge,
nun sa regna’.
Te capisco;
‘nfonno ‘nfonno,
si nun sei re,
poi pure parla’,
ma lassi er monno
como se trova;
e fidasse è bbene,
ma nun fidasse è mejo.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (2)
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D
Daniela Mazzotta31 ottobre 2007
Versi veri che espressi in forma dialettali diventano più forti e più sentiti
M
Mara601 novembre 2007
Rime divertenti e, sotto la maschera dell'ironia, mordaci. Il dialetto aiuta perfettamente il progetto dell'autore.
