Non parlo non ti vedo e non ti sento
Peppe Cassese
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Non parlo non ti vedo e non ti sento
nel cielo degli inganni di maniera
e il seme di una stanca primavera
innalza alla mia noia un monumento.
Non dico cosa penso e cosa provo
seduto tra le pieghe dei farò
e come una sequoia non mi smuovo
sapendo giorno e notte chi sarò
ed ora che ho covato un altro uovo
lo metto a far da guida al borderò.
Non guardo non ti ascolto e non mi pento
col cuore che non batte e si dispera
e come un vecchio attratto dalla sera
indifferente dormo controvento.
Non dico cosa provo e cosa penso
seduto tra il presente e la ferita
e mentre il mio vagare non ha senso
mi fermo dove ingravido la vita
sospinto dalla legge del compenso
col dono destinato ad ogni uscita.
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Peppe Cassese
Commenti (1)
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L
Loretta Zoppi14 luglio 2017
Il ripetersi delle strofe in eguale misura esprimono il senso di questa bellissima poesia: il ripetersi delle occasioni della vita in un monotono avanzare. Si estranea il poeta, più non vuole dire o ascoltare certo di non avere interlocutori adatti o più elevati da cui attingere. La rassegnazione è quanto sente accrescere in prossimità di una sera ora quasi ambita. Sempre appagata da tali versi, il mio elogio giunga forte.
