Quanta ce ne vuole di pazienza (o di pasienza o di pacienza)
quanta pazienza ci vuole!
Per sopportare un mondo di imbecilli
inevitabilmente va la lingua dove il dente duole
finanche il cervello si arrovelli
Figli di una madre di facili costumi
almeno così recita il detto
qualsiasi regola mandano in frantumi
stupidate e sproloqui sputano a getto
Sono la maggioranza, di questi tempi gretti
si trovano a frotte, singoli o in coppia
li vedi in parlamento e pur sui tetti
il Padreterno li fa e poi l'accoppia
La personalità gli è sconosciuta
l'originalità non gli appartiene
vestiti tutti uguali e analfabeti
li riconosci dalle facce grevi
Un popolino, un gregge una ammucchiata
offesa all'intelligenza e al buon umore
l'intera umanità ne è accerchiata
calamità di un segno ammonitore
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
A
Antonio Terracciano15 luglio 2017
Certo, il poeta non usa tanti eufemismi (e fa bene) per denunciare l'imbecillità che ci circonda! "La madre dei cretini è sempre incinta" è un modo di dire - ahinoi! - sempre attuale. Per quanto riguarda, in particolare, tanti politici, mi piace riportare il pensiero (tratto dal "Dizionario della stupidità" di Piergiorgio Odifreddi) di tre notissimi uomini inglesi: W . Churchill sosteneva che parlare con un politico è come parlare con un suo elettore (sono stupidi entrambi), B . Russell sottolineava che gli eletti non possono (per fortuna!) essere più stupidi dei loro elettori, e G . B . Shaw pensava che le democrazie avessero introdotto l'elezione di molti incompetenti al posto di pochi corrotti...