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Dialettali 6 agosto 2017 · lettura 2 min · 2935 letture

Tornu natr’annu!

Michelangelo La Rocca 338 poesie pubblicate
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Ciau terra mia, natr’annu tornu, nun viu l’ura c’arriva stu jornu. Vegnu a truvari lu to beddru mari, senza di iddru nun ci sacciu stari. Nun sa quantu mi manca lu to suli e di la to genti l’affettu e lu caluri. Sapissi chi piaciri chi mi duna mangiari beddri calli i cuddriruna. Tanti verduri, pomaduru, patati, ogliu d’uliva e sardi salati. Vegnu a visitari lu cimiteru, ora cchiù granni du Paisi veru. Trovu a me matri, cu lo so surrisu: cu me patri sta mparadisu! Ci sunnu tanti autri parenti, di vivi ni ristaru picca e nenti! Ciau terra mia, na ma lassari: un jornu finirà stu piniari! TRADUZIONE Ritorno fra un anno Ciao Terra mia, fra un anno torno, non vedo l’ora che arrivi questo giorno Vengo a trovare il tuo bel mare, senza di lui non so stare. Non sai quanto ni manchi il tuo sole e della tua gente l’affetto ed il calore. Sapessi che piacere che mi danno mangiare belli caldi i calzoni. Tante verdure, pomodori, patate, olio d’oliva e sarde salate. Vengo a visitare il tuo cimitero, ora più grande del Paese vero. Trovo mia madre col suo sorriso, con mio padre sta in Paradiso. Ci sono tanti altri parenti: vivi ne son rimasti pochi, quasi niente. Ciao terra mia, sono in partenza: un giorno finirà la sofferenza!
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Michelangelo La Rocca

Sono nato a Raffadali (AG) il 4/5/56 e nel ‘74 ho conseguito la maturità classica presso il liceo Empedocle di Agrigento. Appena diciottenne mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo presso la quale mi sono laureato nel 1978. Ho subito vinto il concorso per Segretari Comunali ed a soli ventitrè ho iniz

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Commenti (5)

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Sara Acireale6 agosto 2017

Il poeta in questa accorata poesia in vernacolo (dopo un viaggio nella sua terra natia) promette alla sua bella isola che fra un anno tornerà ancora. Non si può stare lontani dal suo mare azzurro e dal suo cielo limpido. anche il cibo è più buono, più genuino: i calzoni, le verdure, le sarde salate. L'autore ha scritto molte odi per la sua bella Sicilia e, in tutti i suoi versi, si percepisce la nostalgia dell'emigrato, di colui che ha scelto di vivere in un altro luogo per motivi di lavoro. Quando la permanenza in un luogo diverso da quello natio dura parecchi anni, la persona lo riconosce come suo, come la sua terra ma nel suo cuore rimarrà sempre l'immagine del paese che da giovanissimo ha lasciato.

Alberto De Matteis7 agosto 2017

Nonostante la lontananza, la terra natia per il bravo e valente Autore, non è mai dimenticata. Sono versi accorati (li ho letti solo nel dialetto siciliano), dove si nota tanta nostalgia e tanto amore per il suo paese dove sono sepolti gli affetti più cari. Il mio elogio.

Angela Schembri7 agosto 2017

L'atteso giorno che speriamo sempre, dice bene il poeta, quello dell'incontro fra noi siciliani e la nostra amata terra, una nostalgia che si ripete col susseguirsi di generazioni, con il fenomeno dell'emigrazione. Ma mai l'abbandoniamo perché ci portiamo nel cuore i suoi sapori, il bel clima e l'ospitalità della gente. Bellissime rime che in vernacolo acquisiscono una scorrevolezza piacevole ed intonata. Complimenti!

Maria Assunta Maglio11 agosto 2017

Versi che trapelano tanta nostalgia e nello stesso tempo amore per la terra natia. Pensa al mare alla campagna: ai frutti, ai sapori, ai profumi della bella Sicilia. Lo allieta il pensiero di ritornare.

Franca Merighi14 agosto 2017

Bellissima poesia, che ho dovuto leggere nella traduzione italiana, ma che sento, in questo modo, d'aver perso tutto il suo sentimento più puro se avessi potuto capirla nel suo dialetto originale, nostalgia per la propria terra, nostalgia degli odori, sapori, la sua gente, la sua famiglia, il suo mare, si, proprio un componimento da elogiare. Complimenti.