Il trasloco
Pensare al momento del trasloco
mette in me agitazione, sparso come sono
tra le nuvole grigie e il porticato
di un condominio che non ho mai amato.
Sarà forse che non mi riconosco
dalla gente che mi sorride falsamente
e dalla mia mente negligente
che sceglie la strada breve e si dilegua.
Dove sarà la mia nuova dimora,
ma soprattutto esiste questo posto
che accolga senza diffidenza
un uomo con negli occhi fili d’erba?
Pensare al momento del trasloco
è forse l’unico viatico per allontanare
il giorno del cataclisma vertiginoso
oppure ogni cosa che si deteriora.
Da questa città vorrei allontanarmi
da questi mattoni e da questa gente
che vende il tempo e la propria anima
e non s’accorge che affonda nella melma.
Se solo esistesse distesa galleggiante
senza collegamenti con la città e con me
farei partenza anche domattina
e da lì costruirei una passerella
imbastendo liane di seta pura
per arrivare al cielo ed alle stelle
nell’unica certezza che in me sopravvive:
l’inconcepibile groviglio di parabole
che da sempre mi illude di abbracciare
la madre, lo spirito e l’inesistente.
©
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