Er coatto
Paolo Ursaia
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‘N ragazzone,
n riva alla marina,
‘mpettito come ‘n tacchino,
sta a batte li pezzi
a ‘na biondina.
A ‘n certo punto,
uno, sdraiato li vicino,
je fa:
scommetti sur fatto
che a caricacce
me e lettino,
nun je la fai,
pe’ portacce
da quello seduto ar bare?
Cento euri pe’ sto fatto!
La bionda,
c’ha sentito,
s’arza a guarda’.
Er coatto,
fiuta er figurone;
parte,
se fa rosso
come ‘n peperone,
se gonfiano le vene der collo,
sbuffa a più non posso,
cor cavolo che mollo,
alla fine ariva là,
dar tizio!
Mentre c’arifiata,
ancora tutto teso:
senti ‘n po’,
ma per quale vizio
m’hai voluto regalà
‘sti sordi?
E quello,
indicando er suddetto tipo,
che guarda,
‘n po’ dimesso:
vedi,
con lui ducento euri
ho scommesso,
che trovavo er sistema
de raggiungelo,
senza scottamme li piedi!
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (1)
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M
Mara6014 novembre 2007
Riflessione agrodolce in dialetto... una sorta di fescennini moderni. Ironia ed eleganza.
