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Dialettali 14 novembre 2007 · lettura 1 min · 2905 letture

Er coatto

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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‘N ragazzone, n riva alla marina, ‘mpettito come ‘n tacchino, sta a batte li pezzi a ‘na biondina. A ‘n certo punto, uno, sdraiato li vicino, je fa: scommetti sur fatto che a caricacce me e lettino, nun je la fai, pe’ portacce da quello seduto ar bare? Cento euri pe’ sto fatto! La bionda, c’ha sentito, s’arza a guarda’. Er coatto, fiuta er figurone; parte, se fa rosso come ‘n peperone, se gonfiano le vene der collo, sbuffa a più non posso, cor cavolo che mollo, alla fine ariva là, dar tizio! Mentre c’arifiata, ancora tutto teso: senti ‘n po’, ma per quale vizio m’hai voluto regalà ‘sti sordi? E quello, indicando er suddetto tipo, che guarda, ‘n po’ dimesso: vedi, con lui ducento euri ho scommesso, che trovavo er sistema de raggiungelo, senza scottamme li piedi!
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Se te vojono dà dei sordi, e nun capisci perché, pe' quarcuno c'è la fregatura.

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (1)

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Mara6014 novembre 2007

Riflessione agrodolce in dialetto... una sorta di fescennini moderni. Ironia ed eleganza.