Nel Sogno che sogno non era
Fremeva
l’alba
tra le palpebre chiuse
e nel Sogno
che sogno non era
l’impersonale vastità
divenne volto.
Da
profondità insondabili
una voce
che
di suoni e parole
adombrarsi non poteva
sussurrava
il mistero stesso di esistere
cantava
oltre ogni umana misura
di un immortale
amore.
Nel Sogno
che sogno non era
né di maschio
né di femmina
giovane o vecchio
di me medesimo
percepivo la natura.
Senza veli
libero
da ogni mondana memoria
tra le sue braccia
mi abbandonai.
Sfidava il Tempo e la Ragione
l’Amore
ma il mio corpo di carne
laggiù
lontano
la sua parte
tenacemente esigeva!
§
L’alba
la mia stanza invadeva ormai
e il sogno
del quotidiano esistere
una volta ancora
a se
mi richiamava.
©
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Bella... (Selene Rossi)
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