La tana
Ho anch’io una tana
scavata nella roccia
di una città ingrata.
Ho anch’io un rifugio
per scampare dal nubifragio
per rifugiarmi dalle belve
mascherate da umanoidi
che truccati e profumati
popolano le strade.
Come consuetudine
ho alzato pareti alte e spesse
e l’ho arredata,
ho messo le grate alle finestre
la porta blindata
e sui balconi filo spinato.
La mia tana è collegata
ad altre tane
con tubi e fili di ogni specie
quasi fossero catene.
Sto chiuso dentro giorni e giorni
e ammiro soddisfatto
quel che ho costruito.
Ho anch’io un covo
dove non entra mai il sole
e la luce artificiale non scalda mai.
Le tane defecano la vita
e lo sterco lo portiamo fino al mare
che lo ricicla
in meraviglioso canto,
solo chi ama e si avvicina
lo può ascoltare.
Fuggirò un giorno
strappandomi i vestiti
buttando via la maschera
rincorrendo scie
di sogni sconosciuti.
©
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