Miei cari amici
Miei cari amici
dove nascondete il vostro odio
in quale cantina in quale alcova
sempre sorridenti a me apparite
proprio come io vorrei ma non lo sono.
Miei cari amici
dove consolate le vostre pene
in quali gronde purificate
le malefatte a cui è difficile sfuggire
sventolando poi la bellezza ed il piacere.
Eppure io vi vedo dalla mia finestra
che ornate a festa i vostri balconi
piantate rose e annaffiate ginestre
incuranti dell’acqua torbida che sgorga.
Miei cari amici
in quale cuore serbate le tristezze
in quale mente le idee perverse
apritelo adesso il vostro libro di nefandezze
senza paura di mostrare agli altri il vero volto.
Se è solo veleno che ci meritiamo
il nostro unico compito è di tenerlo a freno
fin che la ragione ha il sopravvento
usando l’amore per paravento.
Miei cari amici
io vi porgo la mano
sono vostro amico e sono sincero
non importa se mi sputate in bocca
e mi uccidete per questa parola che sbocca
quello che ho da dire ve lo dico in faccia
senza sofismi e sofisticazioni
senza paura di mostrami nudo e senza buccia
e sempre lo farò, piaccia o non piaccia.
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Commenti (1)
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Antonio Terracciano1 dicembre 2017
Uno dei principali crucci dei poeti (dei veri poeti) è quello di sentirsi spesso isolati dal resto dell’umanità, perché il poeta (ed ogni persona sensibile in generale) sente dei cattivi odori laddove l’uomo comune li avverte buoni, e viceversa talvolta. L’Amaddeo (come succede a volte anche a me) sembra quasi invidiare, in questa poesia dai sapori sinceri e forti, i suoi amici, i suoi vicini di casa, apparentemente tanto felici e spensierati forse perché hanno l’abilità di saper nascondere bene le loro sofferenze. Temo - ahinoi! - che essi non risponderanno mai all’invito del poeta, che volentieri accetterebbe da loro una maggiore apertura e schiettezza.