Caro maestro
Tra le intercapedini di certe domande
percorro il tunnel
che conduce all’altra riva
dove per approdare
occorre togliersi i vestiti.
A me non succede
come chi fu lasciato passare
portando la voce e l’inchiostro,
così rimango fuori
con l’occhio dietro l’uscio
ad origliare
sulla sonnolenza del cuscino,
il senso che accede al traguardo
solleva lo sfiorare con le dita
di versi che si imparano a memoria,
rifocillato da pietosi lumi
hai voluto abbracciarmi
avanti le mani incrociate...
la luce del vuoto cancella
il pullulare degli avanzi
e cerca volti amici
per colmare valigie di calore
in vista del freddo che incombe.
Riposa in pace caro maestro.
©
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