Occhi vuoti
Paolo Ursaia
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Orbi
alla propria miseria,
unica cortesia
d'un fato avverso,
cercan la luce
nel fugace contatto
d'una mano amica,
breve sensazione,
da portar con se'.
Grandi occhiali neri,
non per l'occhio spento,
ma a difendere
l'acuta sensibilità
dei sani,
giocano,
chiassosi e sorridenti;
bambini,
che il Padre guardò
più d'altri,
seri e soli,
incollati ad un televisore.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (2)
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M
Mara6026 novembre 2007
Poesia dura, che colpisce come un pugno nello stomaco, e induce a riflettere. A cosa altro serve una poesia?
Giovanni Monopoli26 novembre 2007
poesia molto bella per una vicenda che sconvolge per la sua massima serietà in versi che incidono profonda riflessione

