La strada
Giovanni De Gattis
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Riflessioni sbiadite
in passi di un tempo
confuso e disorrientato
da luci soffuse
asfaltate sul selciato.
Nero e sofferto
nel dolore sparso
ovunque
su quell’andare
e ritornare senile.
Dove bambini corrono
fra i capelli sciolti
e non sanno, ancora
il valore di quella strada
sotto i loro passi.
Mamme impreparate
animano discorsi difficili
e qualcuno incita a cambiare
l’idea, per essere oltre.
Corre veloce la strada
periferica luce
di un volto arso dal lavoro
e dalla fatica dell’incomprensione.
Eppure quella donna
con tanto affetto
s’interpreta a migliore vita.
Raggira confusa la parola
e il silenzio è difficile
da sentire.
Botte e suoni di clacson.
Strilla qualcuno, ma cianfrasuglia
commenti d’inutile sentire.
Scorre quel fiume in piena
e nessuno si ferma a pensare
un momento
a credere nel silenzio
di quella strada
preziosa
ai nostri occhi
appisolati nel rancore
e offesi da quel sole
mai sorto e ambiguo.
Frenetica illusione sfiora
il dissenso infranto
in quell’omertà convinta.
La vita non c’è!
La strada amoreggia pensieri
di abbandono
occultati
da quel respiro d’affanno
mangiato dai bambini
ancora svegli.
Sorrididenti a quell’idea
di quel rettilineo nero
curvo di pioggia.
Ma il tempo, chiede parola
e tutto tace
al silenzio di strada
inghiottito
da quei ragazzi
che ora, chiedono perdono.
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