In me
Sua la lucentezza
che trascendente vela
l' eterna lontananza
degli occhi miei dall' infinito cielo.
Sua di colei che
deturpa violenta lo zimbell
mio core, sfamandosene avida,
come bramosa d' anima
e con seppur effimero
sguardo mi tacce e l' io m' annebbia.
Tintinna leggiadra odorosa
di pioggia nell' offuscar
luna quasi fosse nebbia al suo levar.
Mai stanco apparira' il mio veder
d' innanzi le sue obliate fattezze.
Per nulla sazio, nell'eternita'
assetato e inappagato il mio
cor steso sta addolcendosi
ad ogni sua attenzione,
che sia morso, che sia bastone,
che sia carezza mai e poi mai
cedera' un sol battito
per non privarsene, per non perdere
di lei.
Sua non sia dunque la lucentezza
giacche' lei e' luce,
lei e' calore.
Che sia fuoco dell' ade,
sia ruscello che disseta il paradiso,
che sia tempesta, che sia sole,
sia quel che sia essendo in me
ed in ogni dove.
©
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