Paries albus stultorum carta
Peppe Cassese
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Nel sole e nel vento mi basta un accento
per fare da alfiere a un verso stonato
e sillaba o meno mi sento placcato
del tuo bofonchiare che vedo e non sento.
Coi tuoni e la pioggia la mente si posa
sul talamo vuoto che triste e dimesso
si invola scomposto nel cielo sconnesso
ormai consumato tra il canto e la sposa.
Segnato a distesa sul labbro che tace
il bello che osanni non è mai capace
di mettersi in fila e innalza i suoi muri
con lodi approntate da falsi spergiuri
sul letto piagato dai tempi scanditi
del niente che splende sui rami appassiti.
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L'autore
Peppe Cassese
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Commenti (1)
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RitaLM18 maggio 2018
Una satira speciale, degna di un Pietro Aretino e di un Marziale, diretta a chi, nello scrivere, si fa prendere la mano dalle parole, senza guidarle, e le regala a destra e a manca, a scapito del buon senso, in ogni senso.
