Ventuno e trenta
Ventuno e trenta
di una sera piatta di Maggio
l’ora più difficile per me
e se non bevo è peggio
perché le lacrime scendono
come un fiume sul mio deserto.
Ventuno e trenta
di una sera tiepida, primaverile
profumata ma inutile
e i pensieri sono fantasmi
che fanno orgia con i miei desideri.
E allora
bevo una birra
per anestetizzare l’amarezza
e mentre uccido la viltà
i pensieri si trasformano in poesia
l’amore mi frantuma le vene
come un parassita dentro la ferita.
Ventuno e trenta
che stupida ora è questa
e mi sorprendo sempre incapace e inerme
che guardo dalla finestra
mentre la notte mi fa l’occhiolino
e non mi riconosce.
Durante il giorno
la luce mi confonde e nel caos respiro
tra puttane e ruffiani di parole
sopravvivo...
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Bellissima! Condiviso sentire (Marisa Amadio)
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!