Il calice
La coppa che mi porgi, vita mia,
è mezza vuota, e tra le mie mani
il nulla riflette
Amaro è il fiele di quel calice,
che il solitario giorno presenta.
Dov'è nettare d'ambrosia
che ad altri, prodiga, elargisci?
Dov'è miele che al fine
il dolore addolcisca?
Perché a me tutto neghi?
Perché t'accanisci?
E quando lacrime sgorgano,
inutile lenimento,
al mio tormento,
tu ridi, ancor più
beffarda, ingannatrice
e mi umili, e mi sferzi,
sogghigni e il calice
cinica, ridendo, m'offri.
Dimmi, perché? è il destino,
che come stella implosa
questo riserva?
Quale strana alchimia,
per artificio di mago distratto
è mai il mio andare?
Basta, ti sfido, vita
e con quel calice non più amaro,
a te brinderò,
rialzerò la testa, di nuovo,
ancor più forte serrerò i denti
a sfidarti.
Sarò più forte non mi piegherai,
non stavolta.
Rivoglio la mia vita,
quella vera, d'un ieri remoto,
da gustare goccia a goccia,
che sia linfa e ristori
e vigore m'infonda
nelle vene, potente e feconda
di nuova armonia,
e poi ebbra e di nuovo paga,
lasciarmi andare
verso un lieto domani.
Prosit, cara compagna,
prosit, e così sia.
©
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L'autore
Franca Canfora
Difficile parlare di me, dirvi chi sono con poche parole. Franca in fondo è solo una semplice sognatrice, per la quale la poesia è passione, voglia di raccontare emozioni, gioie, dolori, ma anche cura dell’anima. Per questo lascio aperta la porta del cuore, lasciando che a parlare sia proprio lui, il centro del mio mon
Commenti (1)
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Silviana25 dicembre 2007
versi scorrevoli musicali... che racchiudono tutto il dolore e la rabbia... In fondo noi siamo pedine e la vita spesso fa dama... Diviene pregevole il tuo grido di ribellione... che è una preghiera, fatta a te stessa. Non arrendersi mai.Questo è il tuo messaggio... bella, piaciuta.
