Grumo di furente vergogna
Pezzi di questo macero
sentire
e di volere di un Dio
che serpeggia diafano
fra stuoli d’intrecci
a vivida carne
Grumo
d’impazzita preghiera
a grattare ginocchia
genuflesse in silenzio
A bucare mani
dal rango di vile parola
appesa al chiodo
di quel fossile pensiero
che sei
a grondarmi fra arti
ed è nelle tue labbra
serrate
che stempero
la mia furente frustrazione
incenerendo l’umore
che in cancrena si dispone
a succhiarmi l’oscena vergogna
che in spigoli
s’affila in cerchio
come di canto ferito
©
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