L'insulto
Paolo Ursaia
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Lindo,
pettoruto collega,
tieni a distanza,
sprezzi l’Africa malata,
che pur venisti a curare;
svagato,
nella tua ricca tenuta
di vacanziere annoiato.
Sfuggi quegli occhi,
offendi i loro cuori,
desiderosi d’amore,
ancor più che del pane.
Ti volgo le spalle,
a consumar con loro
un frugal pasto,
di sorrisi condito.
Orripilato, disapprovi,
temendo il contagio;
e ignori d’esser già
mortalmente malato.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (1)
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Daniela Mazzotta7 dicembre 2007
L'apparenza a volte conta più di un gesto fatto con ingenuita e beltà del cuore L'ipocrisia si veste di falsa misericordia per essere decantata come sentimento puro
