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Riflessioni 17 dicembre 2007 · lettura 1 min · 3253 letture

Una ciotola di riso

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Giungo, col chimico fardello della mia scienza, nell’estrema povertà d’una capanna. Sorrisi, una linda ciotola di riso. Ho portato il mio superfluo; di gratitudine pegno, il loro necessario. Riparto, dubbioso d’esser io il più bisognoso.
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Arrivare, con la strana idea di essere il buono, il medico occidentale, l'abbiente che porta aiuto; tornare, con la coda tra le gambe, scoprendo che siamo ricchi solo di denaro... quanto mi sono vergognato...

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (4)

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Fippo217 dicembre 2007

E' vero spesso ci dobbiamo vergognare anche del bene che facciamo, che è sempre poco, ma mai fermarsi... non farlo... poesie come questa invogliano a fare qualcosa a mettersi a disposizione degli altri... grazie

M
Mara6017 dicembre 2007

Versi sempre impeccabili, per una poesia amara, che spazza via il nostro orgoglio di buoni, di occidentali abbienti, per farci capire che potremmo fare, molto, molto di più... dovremmo!

Giovanni Monopoli17 dicembre 2007

l'autore di questi versi ne fa una bandiera essendo di una umiltà unica e di un buonismo eccelso che fa rallegrare in questo mondo sempre più carico di egoismi e di superficialità nel cospetto di chi ha veramente bisogno

Rossodisera17 dicembre 2007

è proprio vero che il nostro superfluo si misura sui bisogni degli altri e tanto di quello che noi spesso diamo per scontato per molti è pura utopia! bellissimi vesi, sintetici ma pieni di riflessione