Porte mai realmente chiuse
Occhi
che si fanno liquide parole
a colare su di essi.
Sono pugni rappresi,
inchiodati al petto
come urla a voce spenta.
Ho inebriato la pelle
della tua saliva.
Urlato
gemente e piangente il tuo nome
ai bordi di un letto strappato.
Ho i tuoi morsi sulla pelle,
le tue labbra sugli occhi
a leccarmi in salino divenire.
E’ strano sentire ancora la tua presenza.
Nonostante il tuo nome
sia scomparso
dal mio cuore in imbarazzo.
E’ strano rileggerti
fra le mie purpuree parole.
Non ho che domande appese.
Come futili intagli.
Mentre
l’inverno s’adagia
e diviene neve.
Tu, confine spezzato.
Io piccola vedetta
alle porte dell’imprevisto tuo bacio
mentre lo scheletrico
giorno torna ad accucciarsi.
Nella tiepida notte che giunge.
In un battito d’ali.
Io, nel tuo abbraccio mi conforterò.
©
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Commenti (1)
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Lillovocedalsud20 dicembre 2007
E' di una tristezza pacata ed armonica poiché reale: ”L'inverno s'adagia e diviene neve”. Versi di profonda linearità accompagnano il testo. Bella la chiusa, il conforto che proviene dall'abbraccio. Bella poesia.