Il gatto nero
rosanna gazzaniga
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Quando avevano imparato a misconoscerlo?
Appena nato scuro e inquietante
o quando si era azzoppato?
Forme di vita semplici provano ribellione
o solo paura?
Era arrivato al portico un giorno di maggio
salendo una fredda scala di ferro.
Aveva incollata al corpo una coda lunga e scarmigliata
come lo sono i ricordi.
Si coricò dove era nato, su una fascina di legna secca,
alto da terra, lontano dal verde
distante dal sole
Dai buchi del tetto avrà visto la luna
e forse qualche stella.
Nel portico abbandonato il gatto zoppo e nero,
moriva com’era vissuto, solo.
Vestito dal vento cullato dal canto delle tortore
non avrà pregato. Nessuno lo insegna a un gatto.
Ogni giorno aveva giocato con la fune di un’altalena
tra la ruggine, il gelo e un uncino di ferro
che sporgeva dal terreno.
Cosa avrà pensato mentre moriva?
Chissà dopo quale avanzo di cibo
e in quale ora si era mummificato
avvilito di non riuscire più a inorridire nessuno
e nemmeno a far abbaiare un cane
acciambellato a un miagolio sottovoce
che nessuno ha udito...
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L'autore
rosanna gazzaniga
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