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Dialettali 4 marzo 2019 · lettura 1 min · 776 letture

La riconoscenza

E
Eugenio Zoppis 53 poesie pubblicate
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Sai chi è defunto? Quello ricco, un bon omo, anzi te dico era tirchio e prepotente. Ma era un ormo, lo zimbello de la ggente, e sapessi quanti l’hanno fatto micco. La sora Assunta che lo sopportava, se dice come ‘na santa, ha fatto caccià er sugo a su marito. Nun je mancava gnente e nun moveva un dito, e a casa l’ha messo anche in cornice. Così parleno, e finacché nun l’hanno seppellito, tutti so’ inconsolabbili, speciarmente chi c’ha rimesso er posto e a chi je dava i sordi. Chi c’ha li buffi, piuttosto ride da sé, e l’antra fa i conti de quanto j’ha lasciato. Così la riconoscenza, per chi nun lo sapesse, è come er rispetto pe’ li morti: se je voi bbene oppure te li scordi in fonno è ‘na questione de interesse.
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1) La scena è analoga all’Accompagno di Trilussa, ma le conclusioni sono diverse. 2) Nel gergo romano della prima metà del Novecento, ormo (l’olmo, nel gioco della passatella), indicava una vittima ingenua di un raggiro o qualcuno cui andavano deluse le proprie speranze di successo. 3) “Senza cudrini gnisun chierichetto dice “dograzzia” e gnisun ceco canta.” di G. Belli "Pe la Madonna de l’Assunta, festa e comprianno de mi moje". Così se la povera Sora Assunta da me nominata è un personaggio di fantasia, il nome è preso da uno spunto letterario.

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Eugenio Zoppis
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