L'ultimo Natale
Paolo Ursaia
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Mi ricordo,
o padre,
occhi umidi
osservare un figlio,
c'adulto non vedrai;
le tue mani,
tremar in una carezza,
l'odore metallico d'un letto,
l'assurdo afono festeggiar
intorno a noi.
Mia madre,
lo sguardo duro,
stretto
nell'immenso dolore
di chi ceder non può;
noi, sacra famiglia
senza stella cometa
né Magi,
in attesa d'uno strazio
che verrà.
Ed il Natale,
ladro silenzioso,
che ghigna feroce
dietro una porta,
di ninnoli e vischio.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (1)
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M
Mara6022 dicembre 2007
Un dolore vivissimo, nonostante il tempo passato, che travolge il lettore con versi duri e freddi come il granito, bellissimi, impareggiabili nella loro sofferenza. Grandissimo effetto sul lettore!
