Cercare l’infinito
Gira, gira pure
cerca il fiore che illumina l’inverno
gira tra le note del pentagramma
per cercare la melodia del cielo
o tra le fiamme dell’Inferno
per cercare l’anello che manca all’imperfetto.
Gira, gira nel labirinto
tra l’illusione di Dio e dell’eterno
ma ricordati sempre della luce
che ha illuminato il tuo momento
quando era tutto spento
e in gola pulsava l’amore.
Gira, gira pure
tanto lo sai che non esiste niente
se non il volo oltre le macerie
nel frastuono che lacera le ossa
e rimane il ricordo della luna
ad addolcire la notte e il mutamento.
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Commenti (1)
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Antonio Terracciano17 giugno 2019
La poesia ha forse due funzioni, parimenti nobili: quella di illuderci, e quella di sbatterci in faccia la (molto probabile) realtà. Sono come due facce di quella stessa medaglia che è la vita, sono i due tempi che forse sarebbero tanto piaciuti all’"Ecclesiaste" (un tempo per illudersi, e un tempo per comprendere) . Come tante altre poesie sobrie, aspre e dirette dell’Amaddeo, anche questa possiede la virtù del disincanto: non esiste nessun infinito, la divinità è alquanto improbabile, e ciò che conta è soltanto l’attimo, il "carpe diem", l’"hic et nunc" delle nostre più o meno piacevoli esperienze.