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Riflessioni 30 dicembre 2007 · lettura 1 min · 6707 letture

Ricordi

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Lasciarsi vivere in una sera d’inverno, scoprendosi ancor quell’antico bambino fiducioso del futuro e della gente, che amava giocar sulle gambe del padre, ipnotizzato al suo raccontar, lento e paziente, fantastiche avventure; lo sfrigolar del fuoco mi racconta di te, del gioioso aspettar profumato di mille sorrisi, d’un’infantile gioia nell’eromper d’un tappo alla mezzanotte, fatale ed attesa. A te brindo, antica vigilia, così più dolce d’una presente e vuota; t’accolgo, o nuovo anno, volgendomi indietro, con un remoto sorriso.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Volgersi indietro, ricordando il tempo in cui le cose erano più semplici e gioiose.

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (5)

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M
Mara6030 dicembre 2007

Un ricordo struggente, per una poesia sussurrata con grande maestria, che colpisce, commuove.

Triste30 dicembre 2007

Come non rispecchiarsi in questi versi... anch'io mi volto indietro..in un brindisi d'intensa nostalgia.

Michele Aliberti30 dicembre 2007

Nostalgia e piacere di ricordare in questi versi che fanno riaffiorare momenti di vita. molto piaciuta..auguri

Zima31 dicembre 2007

perché spesso si ha rimpianto per le cose passate? ! ... c'è da kiedersi... i nostalgicicome me e come l'autore si saranno abbandonati ai ricordi leggendo questa poesia e un filo d'amarezza si sarà dipinto sulle loro labbra... tecnicamente, devo dire però a Paolo che la chiusa sembra spezzata, avrebbe bisogno di un altro verso che riporti la musicalità di tutto il testo... leggendola ho sentito questa interruzione forzata e mi sono chiesta dove fosse la chiusa... un verso...

M
Marina Como1 gennaio 2008

Una nostalgia che traspare dalla voglia di raccontare e dipingere la scena perduta della infanzia. Una bella introspezione del bambino passato. Ma per me la vera poesia sembra uscire allo scoperto solo nell'inizio e nella chiusa: sublime breve sarebbe ”lasciarsi vivere in una sera d'inverno con un remoto sorriso”! dove il sorriso ”remoto” sembra far ritrovare all'autore il suo sorriso bambino, il suo sapersi volgersi ”indietro”, la vera sua essenza ed in questa innocenza accogliere il nuovo anno.