Dubito ergo sum
Peppe Cassese
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Dubito quindi sono
se il verso si dipana in faccia al niente
se il verbo manca in parte e in parte è assente
se la parola scritta fa a cazzotti
con l’aria dispendiosa dei borlotti
se il tempo si dimena avanti e indietro
per poi scoprire che si chiama Pietro.
Dubito e allora rido
se l’ombra che mi segue è ancora mia
se il cielo si colora di magia
se il vento con la luna porta a spasso
le nuvole che fanno solo chiasso
se il sole che si attarda a scomparire
nel cuore ha mille raggi da smaltire.
Dubito e allora stono
se il mio tormento avido si imbroglia
se l’albero ricusa la sua foglia
se l’anima che splende sopra il letto
vorrebbe stabilirsi sotto un tetto
se l’ultima passione sul calvario
ha un cuore trivalente e missionario.
Dubito e quindi sfido
se prima o poi passi sulla strada
se il giorno prima o dopo all’altro bada
se il carro con i buoi corre davanti
sospeso tra le bestie e tra gli astanti
se unisci il mio bordello alla tua pasta
e gridi a questa gente “Adesso basta!”
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Peppe Cassese
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Commenti (1)
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G
Giuseppe La Marca18 settembre 2019
Senza dubbio una satira sottile, portata vanti con padronanza lessicale, ricca dell’immancabili metafore, degna di una poesia, che ha tutte le caratteristiche di un lavoro ad hoc.
