Quarantatré ferite
Peppe Cassese
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Quarantatré ferite a cuore aperto
in questo cielo grigio arcobaleno
col ponte maledetto e il suo veleno
che dai monconi grida nel deserto.
Quarantatré frustate di concerto
lasciate nel profondo del duodeno
rimesse dalla sorte a un pianto alieno
di questa vita nuda allo scoperto.
Quarantatré condanne al dio del male
incise sulla carne immacolata
scherzetto del più turpe carnevale
coi denti stretti a pugno alla vulgata
assurda e ricorrente pastorale
che attende dalla storia una virata.
Ad ogni tua crociata
io chiedo inutilmente dove bere
il vino della fede e il suo bicchiere.
©
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Peppe Cassese
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Commenti (1)
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Emilia Otello21 settembre 2019
Lirica di grande spesso che non passano inosservati gli orrori umani agli occhi dell’autore. Peppe, molto apprezzata.

