Passante tra i passanti
Se
guardando
negli occhi un amico
con i suoi occhi
mi potessi
magicamente osservare
cosa
riconoscerei
di me stesso?
Se
le mie parole
da lui
ascoltate
e attentamente vagliate
con
le sue orecchie potessi sentire
cosa
comprenderei
del mio dire?
Eppure
anche se
liberamente raffigurato
qualcosa di me
ancora
ravvisare potrei
perché
un amico
che tale realmente sia
profondamente
ti conosce.
Ma
se gli occhi
e le orecchie
che
in prestito prendessi
fossero
quelli d’un passante
che
davanti a se
mi vedesse passare
e
casualmente
un mio discorso ascoltasse
quale speranza
di percepire
me stesso
potrei avere mai
se non
nelle vesti
d’un irriconoscibile
anonimo
passante
tra i passanti?
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