Tra un secondo e l’altro
Sette e venti.
Sbadigliando
pigramente
tra me e me pensai:
altri
dieci minuti.
E
mi girai
su di un fianco.
§
Il senso
del corpo
mi aveva abbandonato
fluido
era il Mondo
e fluido
il mio se.
Sognante
riflesso
d’una senziente Aurora
oltre
ogni altrove
coscientemente
fluivo.
Luce
della Luce stessa
in me
ombra non v’era.
Sospinto
là dove
indietro più non si torna
alle
mie tante identità
avevo detto
addio.
Ma
come una tempesta
che
d’improvviso
s’approssimi
un richiamo insistente
che
dal centro del mio essere
proveniva
della più nera ossidiana
l’oltremare profondo
del mio rapimento
oscurò
e
come onde urlanti
che
in una cupa notte di burrasca
su una barca alla deriva
s’infrangano
senza
misericordia alcuna
mi
trascinò via.
§
Su quello
che a fatica
il mio io
identificò come un comodino
una sveglia
suonava:
erano
le sette e trenta.
Nel Tempo
tra
quei secondi
che
apparentemente
scorrevano veloci
la mia
perduta Eternità
avrei
dovuto cercare!
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