Dopo la pioggia
Passata
era la pioggia
e le voci
festose
dei bambini
nella piazza
di nuovo riecheggiavano.
Il fruscio
delle foglie secche
sotto i piedi
la mia stessa infanzia mi rammentava:
quei
pomeriggi autunnali
vissuti
a rincorrere il vento
cercando
ad ogni intrepida giravolta
di attrarre
il suo sguardo.
E
la luce della luna
che
nelle pozzanghere
qua e là
si rifletteva
in uno stato diffuso dell’essere
mi proiettava
dove
per i pensieri
spazio
più non v’era.
Solo
la percezione essenziale delle cose
mi guidava
tra
inconsapevoli sospiri
e
il crepitar delle foglie.
Nuvole d’argento
veloci
correvano
oltre
le cime dei palazzi
oltre
la luce dorata dei lampioni
che
come un salvifico abbraccio
quel piccolo
imperituro
mondo della memoria
ai tormenti della Notte
strappava.
Come fosse
il pianto sommesso
per un passato quasi dimenticato
quelle gocce di pioggia
che
dai rami degli alberi
ancora stillavano
l’emozione
che
dal mio cuore dolcemente tracimava
sembravano
voler condividere.
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