De profundis
claudio coppini
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Uno, nessuno
centomila.
Si contavano i morti
sul campo.
Dietro uno sperone di roccia
riconobbi il mio corpo
esangue inuna pozza rossa.
Non gli toccò nemmeno
l’onore delle armi,
un canto, un saluto.
Un altro amore
rimasto ignoto.
La dea della guerra
mai sazia di dolore
aggiunge i suoi trofei.
Passano gli anni
e tutto ritorna.
Quella notte
corresti a ritroso
sulle ali del vento.
Forse il rimpianto,
la mancanza o chissà,
ad avvitarti lo stomaco
a strozzarlo.
A fari spenti l’anima
non trovò la strada.
Un tonfo sordo,
improvviso,
contro l’albero
del sessantantasettesimosimo
chilometro.
Lenta sale,
nella nebbia della brughiera
una preghiera.
Fiori freschi
senza nome
sulla tomba dell’ignoto
amore.
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claudio coppini
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