Quando
Peppe Cassese
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Quando la finiremo
di mettere le ali trafugate
a questo cielo colmo di rovine
tra l’essere del tempo e lo sparire
costato mille volte al vecchio ardire
sui mari destinati ad inondare
il buon pastore e l’anima associati
nella vallata della nostalgia
lasciata a dare sfogo alla follia.
Quando la cesseremo
a lucidare a giorno l’esistenza
costretta lì per caso a vagolare
nei prati delle vacche nate grasse
segnate dalle fragili carcasse
così come si addice in certi casi
sapendo e rinnovando il mai vissuto
col conto e col passaggio inavvertito
dal verso più incapace e ischeletrito.
Quando la scaglieremo
in pista a dare sfoggio al suo coraggio
coi piedi intrappolati nella melma
prima di cancellare i lampi e il vento
chiamati a far da sponda a un monumento
allora il mio bisogno trattenuto
dal fiore delle terre butterate
si perderà nell’aia a ritemprare
i torti e i frutti marci da buttare.
Quando la smetteremo
di fare della vita un’ammucchiata
di gente e di corsari di maniera
col mondo preso a nolo in abbondanza
sicuri del sospetto e della danza
saranno i miei casini intestinali
a dare a questo inverno e al suo passaggio
i figli la speranza e l’occasione
per fare dell’inferno una canzone.
©
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L'autore
Peppe Cassese
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