Te ne procuro una

La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Bella e apprezzata! (Marinella Fois)
Da appaluso. (Giuliano Esse)
Complimenti e grazie. Una poesia così fa solo bene (Jo Kondelli Ghezzi)
La più bella. (RitaLM)
Una numerio uno. (Giuseppe La Marca)
Fenomenale. (Tonia La Gatta)
Stupenda... Bravo Peppe (Giacomo Scimonelli)
Geniale, forte, ma unica (Mina Cappussi)
Commenti (8)
Gradevolissima, scorrevole, chiara, pulita. Si percepisce anche una pungente amara ironia, soprattutto nei versi finali, al verso "appena che finisce la puntata", in riferimento al quasi obbligo di reclusione tanto quanto alla scipita indifferenza di ciò che sta accadendo al mondo. Piaciuta moltissimo.
Mirabile poesia per scorrevolezza di versi e tema. Chiusa che stupisce, andrà tutto bene!
Una vera magia, Una lirica a cui non manca niente e che dipinge in un modo, quanto mai originale, una realtà, una situazione che viene vissuta con molta preoccupazione. Sottile ironia in una satira degna di questo nome.
Odio un modo di fare poesia, ma questa la ritengo davvero speciale, sia per la vena ironica che la governa, che per la tematica affrontata, senza tanti peli sulla lingua. Grazie!
Senza dubbio una poesia meravigliosa, scritta col cuore e soprattutto con una mente ricca di fantasia ed originalità. Ci voleva proprio e, per queste giornate, è un conforto ed anche una gioia, tutta interiore.
Una lirica particolare, originale e dal significato profondo, dove la metafora la fa da padrona e accompagna, con una sana ironia, tutto il suo percorso.
Una genialata, scritta con padronanza lessicale, seguendo una metrica tra il classico e l’innovativo, con un finale che è tutto un dire.
Lirica elevata, che coniuga la cronaca dell’attualità al giudizio severo, nascosto tra le pieghe di versi ironici. Trionfo di metafore, incorniciate da immagini metafisiche sulle quali sovrasta, inimitata, la rappresentazione dell’agnello che sgravida il leone- L’aristotelica “filosofia prima” che in Schopenhauer diviene apparizione, disegna realtà inconsueta, percepita dal sentire del poeta. Peppe Cassese approfitta della tragedia attuale per portarci nel suo mondo a puntate, “dove si affaccia quella maledetta ostentazione del male che contempla i giorni vani lasciati coi bagagli alla stazione”, dove si attende il “momento della esecuzione bendata dai cavilli del censore” in un sequel cui fa da specchio la “scipitezza” dell’altra cognata


