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Cronaca 7 aprile 2020 · lettura 3 min · 1543 letture

Il mondo nuovo

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Giampaolo Ventoruzzo 43 poesie pubblicate
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Il grasso carneval era finito e il tempo del digiuno si mostrava, per prepar la mente e il core nostro alla novella vita che chiamava. Ma da lontan si mosse a noi incontro sì perfido malanno incoronato ch’all uom venia trasmesso, senza colpa, per animal che in ciel s’era volato. Quel dal Catai si mosse a nostra volta, senza mostrar per primo il proprio corpo, così nessun s’avvide de lo male che si facea portar a peso morto. Rivossi ai nostri lidi a volo d’ale, senza rumor e senza impedimento, e tutte empì di sé quelle contrade che niun avea sentor di quel tormento. Come l’insetto nella morsa cade dell’odoroso fior che lui richiama e porta seco nettare e sue spore per fecondar con esse la sua dama, così quel morbo, che da solo more, a gocce di respiro si concede, poscia ch’entrato al polmone mira d’ogni novello uom, e lì risiede. Del novo loco ogni parte gira e nutre sé con l’ospitante dono che toglie al vivandier l’aria che spira, al suo operar cancella ogni perdono. Ognun s’affretta, a vita aspira, d’abbandonar del viver vecchie forme onde quel morbo infame alla sua casa non trovi ove porre le sue orme. Ma lo malanno sua fortuna basa sull’uom che si distrae o non si cura d’ogni consiglio buon de li sapienti che chiaman tutti a porre gran premura, perché quel mal farà maggiori assenti tra chi per sua età è più vicino all’ultimo gradin di sua fatica e solo, alla morte, fa l’inchino. Dura che vita resti ancora amica d’ogni diletto coltivato pria e l’uscio aperto per nessuno era onde poter fuggir la sorte ria. E musica per li palazzi a sera ognun facea per rallegrar la strada e plausi a chi con grave sacrifizio, per nostro ben, a vita sua non bada. Lo tempo passa in questo novo ozio e ognun nelle paure si rinnova e nel pensier si vole che rinasca un mondo che fraternità ritrova e per voler mostrar non sia fuggiasca la nova speme ch’al cor s’appella per lo bisogno altrui si fa la cesta: chi puote dà, l’altrui si volge a quella. Così trascorre il tempo de la festa che del Signor ricorda la vittoria; contra la morte ognun si fia coraggio, di quella speme ognun si fia memoria e l’uom per tanto mal si fia più saggio, attento al duol che l’egoismo arreca e l’odio s’abbandoni qual misura d’ogni pensier, che vita ha reso cieca.
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In questo periodo governato dalla pandemia, per vincere le paure e rinascere in un mondo nuovo, provando anche a giocare con qualcosa più grande di me.

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Giampaolo Ventoruzzo
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