Paradosso
Ho in me questo paradosso
questo controsenso
questo opposto che mi rende pesante
inerme e indifferente
fino a sprofondare nel profondo del più profondo
fino a riempirmi gli occhi di sabbia e di marciume
sentire il nucleo della terra
che mi perfora il fianco e il cuore
che mi fa sentire il battito del mondo
le parole dei pesci
il calore dell’inferno
l’immensità dell’eterno
l’odore dei fiori che annegano nell’oceano, e mi sento vivo.
Ma tutto questo dura poco
purtroppo o per fortuna
perché poi agito le ali
e come un angelo, un uccello, una piuma
arrivo a toccare il cielo
fino ed oltre le nuvole
oltre Dio, oltre l’amore, oltre il nulla
e da lì piango amore
come un eremita che cerca il senso al suo cammino
e lì che mi confodo tra il non essere e l’infinito
e lì che forse sono veramente io
per questo scappo, urlo, chiedo
e torno in quel profondo
che mi trasforma in poesia.
©
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