Gioco di carte e tenebra
claudio coppini
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Cresce la fatica dei giorni,
l’umore appesantisce i passi.
Mangiare di gusto
nel piatto dell’amore
fino ad essere sazi,
e all’ improvviso gettare
il buon cibo nella pattumiera.
Estranea, perentoria guardi
e agisci dal buco della serratura.
Il sorriso, dapprima innamorato
ora si fa ghigno beffardo
da spettatrice eccitata e distaccata.
Sicura del tuo fascino ti fai spavalda,
alzi le spalle e raddoppi il piatto.
Semini vento non conoscendo
la portata della tempesta
Il delirio d’onnipotenza
lucido e sabotatore intonato
l’antico mantra dell’Ingannatore
ti illude d’essere di tutto vincitore.
Sulle labbra vedo baci morti
senza sepoltura.
In tanto il gioco delle parti
ripete i suoi eterni rituali.
Il Banco da le carte ai giocatori,
l’oscurità come da copione
passa la mano alla luce
e invita a fare il suo gioco.
Al turno successivo
l’aspetta alla casella Tenebre
lì la luce perderà il suo potere.
E nell’oscurità il vecchio coltellaccio
da cucina a mano libera
per trafiggere la luce.
Ma la scena non si chiude,
Arriva qualcuno da fuori
che accende la luce
e grida, mio Dio!
L’oscurità si sfila i guanti,
fa sparire il coltello,
il banco dà le carte
il giro ricomincia.
Due ore più tardi arriva
una telefonata alla Centrale:
"Vorrei parlare con il commissario Luce."
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claudio coppini
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