Tra italiano & vorgare

Sovente, il romano, il più sincero,
nutre un amore assai reverenziale
degli avi, della storia, tant’è vero
che li rammenta spesso nel parlare!
“Malimortacci tua e de pòro nonno,
ma che te sei bevuto er cervello?
Mortacci de ‘sto gran morto de sonno...
accosta ‘sta cariola o te sbrindello.”
Senza far cenno, dell’ammirazione,
frammista a lo stupore fanciullesco
che manifesta, quando tal azione,
prenda un risvolto quanto mai fiabesco!
“Amò, hai visto Chicco che campione?
è proprio un gran ber fjo de ‘na mignotta!
È nato cor piede sur pallone...
anvedi in mezzo ar campo come piotta!”
È poi, nel consigliar talvolta un viaggio
che da il meglio, senza sbavature!
Infondendo serafico coraggio
onde attuare leste procedure.
“Sinceramente? Vatten’affanculo!
E vacce dritto, dritto, senza soste!
Sei tosto? Sei de ghisa, guasi un muro,
vai ospite ar resort de le supposte!”
Cauto, accorto, quasi maniacale,
per la salute dell’essere umano.
Spesso consiglia, nell’evacuare,
la soluzione ad hoc per un romano.
“Che te potesse pjà ‘na cacarella
a fischio, come fusse acqua fresca!
Devi cacà le mazze, le budella,
la bile, er gricile e la ventresca!”
Si espone, nel colmare l’incertezza,
di un termine che ha doppia valenza.
Perfidia o bontà? È la purezza...
oppure spietatezza in evidenza?
“Sei proprio un broccolone, fijo caro!
Tu sei fin troppo bono, guasi stronzo!
Devi da esse’ meno fregnacciaro...
impara a diventà un po’ più stronzo!”
Così co’ ste quartine arternate
t’ho ricordato che tra dire e fare
ce sta de mezzo un mare... de stronzate
lo stesso tra itajano e vorgare!
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Commenti (1)
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A
Antonio Terracciano7 maggio 2020
La poetessa illustra bene, in questa sua simpatica poesia, la popolare parlata romanesca, che mi ha sempre attratto, fin da bambino, quando sentii per la prima volta alcune di quelle colorite espressioni (rese poi degne di essere considerate artistiche spesso da non romani, come il regista Fellini o lo scrittore Gadda...) Bisogna entrare nello spirito della romanità: dire "fijo de ‘na mignotta" a Roma è un complimento, "figlio ‘e puttana" a Napoli non lo è sempre, e "figghiu di bottana" a Palermo penso che non lo sia mai...