Assurda posa
Per
dirimere
le nostre
controversie interiori
al suo dire autoritario
sempre ascolto
prestiamo
perdendo
noi stessi
nell’ambiguità dei suoi occhi.
Con
la stessa
deviata emotività
di un figlio
dal padre abusato.
Totalmente
incapaci
di distinguere il confine
oramai
indiscutibile
di un millenario
perpetrato
abuso.
E
il nostro cuore
chiudiamo.
Al dolore
di generazioni senza fine
che
nei tuguri della Notte
sotto lo sguardo
complice
di una Mente matrigna
inascoltate
ci gridano
di fuggire lontano.
Ma ahimé
cristallizzati
nell’assurda posa
di quel disgusto colpevole
che
dei panni della vittima
non riesce a svestirsi
tra le braccia
sudice
del nostro carnefice
rassicurazione
e riconoscimento
continuiamo
a cercare.
©
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