La fabbrica dell’essere
Peppe Cassese
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Io che so bene cosa e chi non sono
lascio signoreggiare l’esistenza
la prima volta e dopo dietro al sole
attentamente volto al nuovo mondo
bastardo vanto nullità assoluta
orrido gusto sorso di cicuta.
Rosso di fuoco fiamma incandescente
assurdo grido in eco e pattumiera
tutto ad un tratto verità dovuta
oro con l’oro soglia diamantata
mi basta almeno osare appena è giorno
in questo gioco adatto a non finire
oggi domani il dopo e il maledire.
Dimmi del porco dimmi della fede
e senza chiodi stracciami la faccia
luce e sirena fata dell’inganno
lontano da chi fugge e non compare
e banna tra le impronte del destino
le stanche membra intatte dell’aurora
svilite da un tramonto e da un confine
e questo è il gran viaggio rosa e spine.
Ora e per sempre fonte dell’addio
sarò per cuore e mente un altro oblio.
©
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L'autore
Peppe Cassese
La bacheca della poesia
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Poeta, pura emozione. (Sara Acireale)
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Superspeciale. (Giuseppe La Marca)
Commenti (1)
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G
Giuliano Esse4 luglio 2020
Una di quelle che non si scrivono tutti i giorni, dove la vita viene analizzata e vivisezionata con il bisturi fino a penetrarne nei suo reconditi più nascosti. Non posso non complimentarmi con l’autore.
