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Satira 20 luglio 2020 · lettura 1 min · 1174 letture

Quattro più ventuno

Peppe Cassese 2167 poesie pubblicate
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E come disse il merlo alla Ketina: “Tu placati ché sai solo mestare la lingua triturata per vangare parole senza senso la mattina come l’aurora impregna l’aria fina che trovi solamente al tramontare appena la cornacchia per cantare si tuffa dentro il fango e si ammappina.” E quella così gonfia che pareva la pelle della rana assai invidiosa il suo lamento lugubre stendeva a nord e a sud del mondo con la prosa forbita ed elegante e riluceva con le sue labbra ebbre da ventosa. Non stella e manco rosa si assise sul suo trono d’ervalenta e quattro più ventuno fece trenta.
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Semplicemente incantato. (Jo Kondelli Ghezzi)

Gran finale. (Giuseppe La Marca)

Segnalo e condivido. (Giuliano Esse)

Tanto di cappello. (RitaLM)

Commenti (1)

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G
Giuseppe La Marca22 luglio 2020

Un sonetto caudato dalle mille facce e di difficile interpretazione ma ricco di metafore. E’ evidente che qualcuno/a è caduta sotto i riflettori dell’autore. Ben costruito e, naturalmente, gran finale a sorpresa.