Quattro più ventuno
Peppe Cassese
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E come disse il merlo alla Ketina:
“Tu placati ché sai solo mestare
la lingua triturata per vangare
parole senza senso la mattina
come l’aurora impregna l’aria fina
che trovi solamente al tramontare
appena la cornacchia per cantare
si tuffa dentro il fango e si ammappina.”
E quella così gonfia che pareva
la pelle della rana assai invidiosa
il suo lamento lugubre stendeva
a nord e a sud del mondo con la prosa
forbita ed elegante e riluceva
con le sue labbra ebbre da ventosa.
Non stella e manco rosa
si assise sul suo trono d’ervalenta
e quattro più ventuno fece trenta.
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L'autore
Peppe Cassese
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Semplicemente incantato. (Jo Kondelli Ghezzi)
Gran finale. (Giuseppe La Marca)
Segnalo e condivido. (Giuliano Esse)
Tanto di cappello. (RitaLM)
Commenti (1)
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G
Giuseppe La Marca22 luglio 2020
Un sonetto caudato dalle mille facce e di difficile interpretazione ma ricco di metafore. E’ evidente che qualcuno/a è caduta sotto i riflettori dell’autore. Ben costruito e, naturalmente, gran finale a sorpresa.
