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Morte 31 agosto 2020 · lettura 2 min · 833 letture

Manicomio

claudio coppini 200 poesie pubblicate
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Girovagavano nudi, senza pace, da una stanza all’altra per la nostra vergogna. Entrando non si capiva, ma osservando con scrupolo quello che appariva diventava evidente. Donne, uomini, camminavano a piedi nudi o con due scarpe destre o due sinistre, come il luogo, i numeri sballati. Vestivano pantaloni tre taglie in più, per non dire delle maglie, i camici, che di molti, strusciavano sul pavimento Poteva sembrare un gioco bizzarro, ma non era un gioco, era molto peggio. Ospiti in esilio dell’esistenza derubati dalla società. Senza diritti, identità. La pietà non aveva accesso ufficiale Entrava di traverso da ingressi fuori servizio. Rare briciole d’amore, considerazione per quei figli di nessuno rinnegatiati da tutti. Lì, non si curava nessuno I "matti" si legavano ai letti, ai termosifoni. Un porto di mare dove approdava gente di continuo. Per lo più degli incompiuti, scomodi, invisibili. Corpi fatti sparire nel gorgo infernale che li risucchiava nella sua pancia. Avvolti in quella nebbia senza fine si contorcevano opacizzati. Angeli invisibili vegliavano sulle vostre anime lucenti. Arrampicati alle loro spalle qualcuno provò a risalire dall’abisso. Era l’anno di grazia 1978 quando arrivò il sacro editto della 180. ma passarono ancora anni di dolore, prima che la legge alla fine di un estenuante viaggio Terra e Cielo diventasse esecutiva. Miracolosamente uno dopo l’altro aprirono le porte all’umano, chiudendole al disumano Alla fine solo il nome rimase a imperitura memoria, manicomio.
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Commenti (1)

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Paola Segatto31 agosto 2020

Mi dispiace deluderti ma i manicomi esistono tutt’oggi. Hanno chiamato soltanto il nome dell’Istituzione. Di quello che leggo nella tua poesia funziona ancora cosi‘. Ho testimonianze da fonti sicure. Purtroppo le persone disagiate non possono parlare cui li ritengono classificati "senza ragione ne diritto alcuno".