Manicomio
claudio coppini
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Girovagavano nudi, senza pace,
da una stanza all’altra
per la nostra vergogna.
Entrando non si capiva,
ma osservando con scrupolo
quello che appariva diventava evidente.
Donne, uomini,
camminavano a piedi nudi
o con due scarpe destre
o due sinistre, come il luogo,
i numeri sballati.
Vestivano pantaloni tre taglie in più,
per non dire delle maglie,
i camici, che di molti,
strusciavano sul pavimento
Poteva sembrare un gioco bizzarro,
ma non era un gioco,
era molto peggio.
Ospiti in esilio dell’esistenza
derubati dalla società.
Senza diritti, identità.
La pietà non aveva accesso ufficiale
Entrava di traverso
da ingressi fuori servizio.
Rare briciole d’amore,
considerazione
per quei figli di nessuno
rinnegatiati da tutti.
Lì, non si curava nessuno
I "matti" si legavano ai letti, ai termosifoni.
Un porto di mare
dove approdava gente
di continuo.
Per lo più
degli incompiuti,
scomodi, invisibili.
Corpi fatti sparire
nel gorgo infernale
che li risucchiava
nella sua pancia.
Avvolti
in quella nebbia senza fine
si contorcevano opacizzati.
Angeli invisibili vegliavano
sulle vostre anime lucenti.
Arrampicati alle loro spalle
qualcuno provò a risalire
dall’abisso.
Era l’anno di grazia 1978
quando arrivò il sacro editto della 180.
ma passarono ancora anni di dolore,
prima che la legge
alla fine di un estenuante viaggio
Terra e Cielo diventasse esecutiva.
Miracolosamente uno dopo l’altro
aprirono le porte all’umano,
chiudendole al disumano
Alla fine solo il nome rimase
a imperitura memoria,
manicomio.
©
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L'autore
claudio coppini
Commenti (1)
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Paola Segatto31 agosto 2020
Mi dispiace deluderti ma i manicomi esistono tutt’oggi. Hanno chiamato soltanto il nome dell’Istituzione. Di quello che leggo nella tua poesia funziona ancora cosi‘. Ho testimonianze da fonti sicure. Purtroppo le persone disagiate non possono parlare cui li ritengono classificati "senza ragione ne diritto alcuno".

