Trenta o trentuno
Peppe Cassese
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Trenta o trentuno basta che sia cento
oppure un ciabattino di frontiera
coi chiodi e con la colla un monumento
capace di dar sfogo alla maniera
di contenere in petto lo sgomento
che pulsa nelle vene e sicumera
dei mille diecimila rigattieri
che mettono a tacere i tuoi pensieri.
Trenta o trentuno mettili a tacere
sul letto della vuota intemperanza
decisamente attenti a sostenere
il verbo il complemento e la sostanza
dell’io coi sogni ornati dal piacere
tenuto a scomparire alla distanza
coi quattro milioni di leoni
che sanno controllare i tempi buoni.
Trento o trentuno buoni a controllare
il dire col sapere all’altro lato
per tutto il tuo contrario e sbugiardare
i fiori assecondati dal peccato
che l’ora col minuto sa vegliare
con l’astuta valenza di un cognato
adatto a dire e a fare peste e corna
col seme della noia che l’adorna.
Trenta o trentuno che non sia la noia
sciapita e ben servita a questo altare
donnina scollacciata in verde foia
con le sue gambe astate da graffiare
a Sparta a Salonicco e pure a Troia
serenamente a letto a troneggiare
con questa maledetta incontinenza
che per trentuno volte è insofferenza.
©
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L'autore
Peppe Cassese
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