Muscoli di cartone
Peppe Cassese
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Pare sia cartone non d’acciaio
di quelli che si disfano nel vento
appena vien corroso il semenzaio
del verbo che travolge il sentimento.
Vorrebbe dare spazio al monumento
del vuoto catramato sul diario
fedele del sincero abbagliamento
trascritto sulla sabbia del rimario
e tenta in ogni modo e in modo vario
di dare sole e stelle all’inventare
contento dei suoi passi e il lapidario
tra il ladro e l’assassino sull’altare.
Sogna e rinnova il tempo per creare
teoremi messi ad arte nell’invaso
dei voli manomessi per tentare
di stare con i santi sul Parnaso
dove nessuno più controlla il caso
dei giorni avari chiusi nel pollaio
come si usa e resterà persuaso
che il niente può piacere al portinaio.
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Peppe Cassese
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